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Una settimana prima delle elezioni politiche inglesi l’Economist scioglie la riserva, fa outing ed afferma con la sua solita chiarezza che i Conservatori (non Brown, non i Lib-Dem del sorprendente Clegg) meritano la vittoria.
Una ennesima delusione per il movimento liberale europeo? L’affossamento delle speranze di chi come noi cerca di far rivivere la fiammella liberale nel nostro Paese? Un colpo basso?
Tutt’altro. E’ l’affermazione, se ancora ce ne fosse bisogno, che l’Europa vira “liberale”.
Scrive l’Economist nel suo coraggioso editoriale di questa settimana: “Questo giornale sta guardando con immutato interesse all’affermazione di un movimento liberale credibile (si, credibile, ndr) da oltre un secolo! Mr. Clegg è intelligente, charming. Noi condividiamo il suo entusiasmo per le libertà civili e la sua apertura agli immigranti. Ma guardando alla politica, oltre che all’uomo, diciamo che i Lib-Dem sembrano meno attraenti. Se consideriamo un nuovo trattato europeo, i Lib-Dem proporrebbero un referendum non su quel trattato ma sull’opportunità se restare o uscire addirittura dall’Europa. Strano, visto che loro (sbagliando) vorrebbero l’entrata nell’Euro della Gran Bretagna. Loro vogliono abolire il nucleare, vogliono abolire le rette universitarie (che significa o ridurre ulteriormente la qualità del sistema universitario o aumentare i sussidi e gli aiuti di stato per l’accesso universitario). Sono preoccupati dei cambiamenti climatici ma escludono gli investimenti a favore dell’energia nucleare, che resta il modo più plausibile per ridurre le emissioni nocive. Le loro politiche a favore del business sono addirittura più a sinistra di quelle dei Labour... Un paragone internazionale ci è di molto aiuto. La FDP tedesca ha adottato entrambe le parti del Liberalismo europeo: loro credono sia nelle libertà civili che nel libero mercato. I lIberaldemocratici di Clegg, una coalizione formata dagli (ormai distanti) eredi di un forte partito di governo e dai rappresentanti dei social-democratici,non è ancora riuscita a compiere il passo decisivo di mettersi al centro. Al momento i Lib-Dem sono ancora incerti se stare a destra o a sinistra dei Labour. Mr. Clegg ha rappresentato un piacevole “affair di vacanza” per molti inglesi ma questo giornale non reputa indicato appoggiarlo per i prossimi cinque anni.
Ecco perchè appoggiamo i Tories. Sono pieni di difetti. Hanno condotto una campagna noiosa. Non ci piace la loro eurofobia nè le loro esagerazioni circa la (distrutta) società inglese... Più dei loro rivali i Tories hanno però seri intenti di ridisegnare lo stato. Riformerebbero il sistema sanitario puntando su maggiore competitività, permetterebbero a genitori ed insegnanti di creare le scuole di loro gradimento. Queste sono le idee più radicali sentite in questa tornata elettorale. Centralisti sotto la Thatcher, ora i Tories vogliono devolvere il potere a rappresentanti eletti localmente, incluso sindaci ed ufficiali di polizia.”
Chi è realmente liberale, ci chiediamo noi? Chi usa l’etichetta o chi propone politiche a favore dei cittadini e contro i monopoli?
Mr. Clegg farà meglio del previsto e forse supererà Brown. Ma l’Economist non si ferma alle definizioni di facciata e va a guardare in fondo, alla sostanza.
Inteligenti pauca.
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