A sette mesi dal Congresso del PLI PDF Stampa E-mail
Scritto da La Direzione   
Lunedì 22 Febbraio 2010 11:05

PLIA sette mesi dal congresso del PLI la nostra dichiarazione e il nostro bilancio, nel discorso scritto da tutti gli Impégnàti e letto da Paolo Rosati all'ultimo consiglio nazionale romano.

 

 

A sette mesi dal Congresso Nazionale di Febbraio, a cui Impégnàti ha partecipato con una propria mozione, per poi decidere di fonderla con quella della segreteria uscente favorendone cosi la rielezione, ci sembra ora di una prima riflessione e di un bilancio.



La nostra decisione di allora, che per molti tra noi fu assai sofferta, è scaturita dalla presa d'atto della insufficiente trasparenza di intenti da parte della lista di Italia Liberalee poi da ciò che ci fu promesso dal segretario De Luca rispetto alle nostre richieste di cambiamento del partito in senso realmente liberale.



Se sul tema “Italia Liberale” possiamo dire senza ombra di dubbio e –lasciateci il giusto orgoglio- di averci visto giusto in quanto la candidatura Taradash/Diaconale non voleva un sincero e vero rilancio del PLI ma tutt’altro  siamo un pò delusi dalle promesse –non mantenute- dall’attuale Segreteria

In particolare lamentiamo –ancora:

1)     La mancanza di regole di funzionamento trasparente

2)     L’immediata apertura a giovani meritevoli  (nonostante sembri finalmente che la GLI stia prendendo forma)

3)     La perdurante ed ormai preoccupante assenza di risposte sulla proposta organizzativa da noi presentata a Marzo 2009

4)     Il graduale cambiamento di linea politica del partito, a nostro avviso troppo tendente verso una sinistra che per storia, cultura, azioni, modo di agire e di intendere la vita, si è sempre totalmente dimostrata estranea alla nostra concezione dell' essere, a cominciare dall'eguaglianza nelle opportunità (di partenza) in contrapposizione al loro egualitarismo



Ciò che è avvenuto nei mesi seguenti ha poi purtroppo dello sconcertante, non solo per le feroci liti tra vincitori e vinti, nel cui merito non vogliamo in questa sede entrare, che certamente hanno gettato un torbido alone da prima Repubblica sul nostro partito, quanto per le iniziative che i nostri massimi dirigenti hanno intrapreso per gestire le possibili alleanze in occasione delle elezioni di primavera, occasione che sarebbe stata ghiotta per noi per uscire da un isolamento oramai quasi ventennale.



Si sono infatti accavallate le ipotesi più disparate, dai radicali al nuovo PSI e perfino un possibile accordo con gli scissionisti di Rifondazione comunista. Abbiamo ascoltato interventi degni di un comizio di Di Pietro, infarciti  del solito anti berlusconismo spesso motivato da rancori personali più che da chiare motivazioni politiche. Il risultato è che alla fine non siamo riusciti a fare nulla a livello nazionale e le liste locali che sono riuscite a partecipare alle elezioni hanno avuto risultati demoralizzanti o persino umoristici, come nel caso di Prato, dove si è deciso di andare con la sinistra, partecipando alla prima sconfitta nella storia della Repubblica dei partiti di quel orientamento in quella città.

Quasi per ironia della sorte abbiamo poi visto ieri il manifesto di congratulazioni per la vittoria della FDP. Beh, amici, ci sembra inutile sottolineare che questa vittoria è figlia di una precisa scelta di campo: la stessa  scelta di campo che noi difendiamo e che invece non siamo stati capaci di fare. Badate bene. Scelta di campo vuol dire centro-destra, cioè chi ha iul vero DNA liberale.



Quindi il bilancio dei nostri primi sei mesi è a (poche) luci e (molte ombre). Impégnàti si è impegnata per rinnovare il PLI. Noi pensiamo sia ora di cambiare vigorosamente modo di agire e di pensare, tornando cosi ad accogliere il certamente numeroso consenso nei confronti della concezione di vita autenticamente liberale che ci viene dai grandi leader della nostra splendida ideologia, ultimo dei quali l'indimenticato Malagodi, per tornare a ridare un senso di orgoglio e di appartenenza alla nostra comunità, ormai perso da tempo. – Abbiamo messo la nostra faccia dietro questa missione. Non la perderemo.

 

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