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Vi invio anche questa interessante pagina di Milan Kundera tratta dal romanzo “ L’insostenibile leggerezza dell’essere” (del 1982) che mi sembra molto attuale anche se sono passati quasi 30 anni da quando fu scritta.
Parte quarta - cap. 2 - pag. 138 Praga (anni '70)
“Alla radio trasmettevano un programma sull’emigrazione ceca. Si trattava di un montaggio di conversazioni private registrate clandestinamente da qualche spia ceca infiltratasi tra gli emigranti e ritornata poi a Praga con tutti gli onori. Erano chiacchiere di nessun conto dove, di tanto in tanto, comparivano parole dure sul regime di occupazione, ma anche frasi su cui insisteva la trasmissione: dovevano dimostrare che costoro parlavano male non solamente dell’Unione Sovietica (cosa che in Boemia non indignava nessuno), ma che si insultavano a vicenda con abbondante uso di parolacce. E’ stano come tutti dicano parolacce dalla mattina alla sera, ma quando sentono alla radio una persona conosciuta, una persona che rispettano, dire ad ogni frase “cazzo” ci rimangano un po’ male.
<< E’ incominciata così, con Prochàzka>> disse Tomàš continuando ad ascoltare.
Jan Prochàzka era un romanziere ceco, un quarantenne con la vitalità di un toro, che già prima del 1968 si era messo a criticare a voce alta la situazione politica. Fu uno degli uomini più amati della primavera di Praga, quella vertiginosa liberalizzazione del comunismo che si concluse con l’invasione russa. Poco dopo l’invasione tutta la stampa prese a dargli addosso, ma più l’attaccava più la gente l’amava.
La radio allora (si era nel 1970) cominciò a trasmettere a puntate, delle conversazioni private che due anni prima (quindi nella primavera del 1968) Prochàzka aveva avuto con un professore universitario. A quel tempo nessuno dei due immaginava che nell’appartamento del professore ci fosse nascosto un microfonon e che ogni loro passo fosse seguito da un pezzo! Prochàzka divertiva sempre i suoi amici con iperboli ed enormità . Adesso quelle enormità venivano trasmesse a puntate alla radio. La polizia segreta, che aveva realizzato il programma, aveva sottolineato con cura i punti in cui lo scrittore prendeva in giro i suoi amici, ad esempio Dubcek.
La gente non perde un’occasione per per sparlare dei propri amici, ma il loro beneamato Prochàzka li scndalòizzò più che non l’odiata polizia segreta.
Tomàš spense la radio e disse : << Tutti i paesi hanno una polizia segreta. Ma una polizia segreta che manda in onda alla radio le proprie registrazioni esiste solo da noi! E’ inaudito!>> "
Certamente Tomàš non avrebbe potuto nemmeno immaginare che ci sarebbe stato un paese, nel mondo occidentale, nel quale il modo di operare degli agenti segreti comunisti, KGB, sarebbe stato adottato dalla magistratura.
Evidentemente dei Procuratori della Repubblica di quel paese avevano la stessa mentalità, cultura e abilità propagandistica propria di quella polizia segreta comunista.
Non occorre aggiungere che, ovviamente, anche in quel paese la gente (e l'intellighenzia) restò scandalizzata dalle rivelazioni lette sui giornali non dai comportamenti dei "magistrati" che occupava gli uffici giudiziari.
Ettore Malpezzi - Vimercate |