| S.S. - Occasioni perse |
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| Scritto da Jacopo Savi |
| Giovedì 10 Marzo 2011 19:16 |
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Il primo che mi viene in mente, sul quale non mi dilungherò (per espressa punizione di natura al soggetto), è la “bellissima” esternazione della sottosegretaria Santanché su Yara e la magistratura.
Ora, io non sono tenero con la magistratura, e non lo sono proprio per il rispetto che nutro nei confronti del potere giudiziario, per l’importanza che la stessa ricopre in una società che dovrebbe dirsi civile, ma arrivare a sfruttare una tragedia, per delegittimarla mi sembra una bestialità degna di un romanzo di fantascienza.
La sottosegretaria, pur di contestare l’operato della magistratura, ha attaccato gli inquirenti del delitto Yara, sostenendo che i magistrati in questione non avrebbero utilizzato lo spiegamento di forze messo in campo, invece, contro Berlusconi.
Ora sul punto delle indagini su il Silvio nazionale potrebbe anche trovarmi d’accordo, personalmente ritengo risibili le accuse e le presunte prove, ma non può essere la pelle di una ragazzina di 13, tolta alla propria vita, ad essere il terreno di uno scontro tra politica e magistratura che, colpa di entrambi, fa male allo stato di diritto in cui, spero, ancora di vivere.
La sottosegretaria Santanché ha sprecato un’ottima occasione per tenere la sua bocca chiusa. Ogni tanto potrebbe riprendere fiato e fare silenzio.
Il secondo personaggio è intellettualmente di una levatura superiore, e non di poco, della sottosegretaria, ma anche lui è caduto nella trappola del divismo nostrano e forse non riesce più a gestire la situazione che sta vivendo. Anche se dello stesso condivido parte delle battaglie e l’affermazione per cui: “oggi il vero atto rivoluzionario è fare il proprio mestiere”.
Sto parlando del divissimo Saviano recentemente ospitato a Che tempo che fa dall’allegro compare Fazio.
Su cosa mi imbestialisco? Sulla sua definizione di “macchina del fango”. Macchine per cui oggi molta gente che siede a sinistra si scandalizza ma che negli anni 60 e 70 cavalcava contro gli iscritti al MSI.
Ora, Saviano ha sostenuto, in sostanza, che la macchina del fango è tesa a delegittimare e screditare l’avversario politico al fine di far passare il messaggio secondo cui saremmo tutti uguali (mi ricorda qualcosa dell’uguaglianza comunista), e, pertanto, essendo i vizi comuni, nessuno avrebbe diritto di critica.
Ed il principio in sé non sarebbe scorretto, né mi troverebbe contrario. Tuttavia del suo piedistallo dimentica che pochi giorni prima dall’alto di un palco ha gridato che esiste un’Italia migliore, un’Italia che ha più dignità di parlare, un’Italia, di fatto, superiore ad un’altra, ovvero quella che non era presente o non sta con loro.
Oltre ad essere un filino razzista, mi pare in linea con la tanto vituperata macchina del fango di cui lo stesso Saviano si lamenta. Se gli altri delegittimano l’avversario sostenendo che non vi è differenza tra gli uni e gli altri, lui, ed i suoi degni compari (che a mio modesto avviso lo sfruttano) dicono che c’è una parte di Italia, di cui faccio parte anche io non essendo dei loro, che è peggiore che non ha dignità di parlare.
Se non è delegittimazione questa.
Saviano, ahimè, hai perso un’altra occasione per stare zitto. |






Negli ultimi giorni la televisione ha dimostrato, se ve ne fosse ancora bisogno, che troppo spesso i personaggi pubblici perdono la sana occasione di rimanere in silenzio ed evitare di dire cose che, alla prova dei fatti, sono dettate unicamente da tornaconti personali.