| Liberali? Liberi di pensarla come me |
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| Scritto da Giorgio Antongiovanni |
| Venerdì 01 Aprile 2011 08:12 |
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Liberali? Liberi di pensarla come me. Questa sembra essere l’unica vera interpretazione della politica liberale del “segretario dimissionario” del PLI De Luca.
Non più tardi del 5 marzo i suoi discorsi in Direzione Nazionale del partito erano parsi convincenti: parlava di coerenza liberale, d’inconsistenza di questa sinistra, attaccava il gruppo dei responsabili; si era pure cimentato in un’ardua quanto incompleta citazione latina “ errare humanum est ma perseverare è diabolico”, accusando la sinistra di appaltare la battaglia politica alla procura milanese e suggerendole di trovare qualche candidato con “una faccia più simpatica”. Insomma, un segretario dimissionario scoppiettante che urlava a gran voce di volere una migliore etica politica!
Ma, proverbialmente, tra il dire e il fare…
Non voglio, con questo articolo, attaccare una misura così miope da convertire una proposta liberale moderna, attuale e soprattutto immediata in una più generalizzata “organizzazione” dei liberali, una chiamata alle armi indiscriminata, per “quando Berlusconi collasserà”.
Non voglio dire che aspettare “il giorno dopo che il sistema collasserà” non sia una visione politica di gente che abbia compreso l’assoluta necessità di proposte liberali oggi e non domani, che fare la “bacinella per raccogliere l’acqua che cade dai vasi che si stanno rompendo” sembra la politica del “va tutto bene purché tu ci voglia bene” per cui ci prendiamo o riprendiamo liberali, liberanti, fuggitivi, pentiti, paraculi e filibustieri con cui fare tutto fuorché una rivoluzione liberale seria.
No, io voglio portare al centro dell’attenzione la capacità di un segretario, per quanto dimissionario, di dire una cosa pubblicamente, alla Direzione Nazionale, affermare un principio, un valore e poi fare l’opposto con una faccia che di bronzo è definirla con un elegante eufemismo.
Il 5 marzo, dopo una serie di sviolinate infinite a Biondi e Altissimo, figliol prodighi tornati all’ovile liberale tra rulli di tamburi e squilli di tromba, dopo aver gioito più volte perché ora abbiamo di nuovo un Senatore e perché il Corriere ci ha addirittura dedicato un trafiletto, ha richiamato la necessità di agire sul territorio, di sfruttare le amministrative per uscire dal guscio e riportare i liberali nell’agone elettorale.
Intendiamoci, non mi fa schifo che i media si dedichino ai liberali, ma vorrei se ne occupassero per ciò che i liberali fanno e propongono e non per le vecchie glorie che vengono a svernare nella grande casa riposo del PLI.
Ma torniamo a noi, cito, alla buona dal discorso ancora scaricabile da radio radicale del 5 marzo:
quando mi hanno detto mandiamo nelle città che non sono coperte, dei commissari o dei proconsoli, io ho detto “Ma quali commissari!si iscrivono, fanno le assemblee in una settimana, si scelgono i loro dirigenti!” […] ci sono quelli del luogo che devono farlo e devono essere capaci di farlo e se non sono capaci, peggio per loro!l’unica cosa che noi possiamo dire è “siamo disposti a darvi una mano”, io ho detto agli amici milanesi, perche so l’importanza di milano, sono a vostra disposizione, voi dovete convocarmi nel giorno, nell’ora e nel luogo che volete voi, ma nessuno, nessuno, può pretendere o può pensare di risolvere i problemi con quello che viene, con l’autorità
dall’alto.
Bene, bravo, bis!
Si può, da liberali, essere contrari a un discorso del genere? Diamine no!
E fa niente se Milano è già stata commissariata tempo fa, mettiamoci una pietra sopra! E’ tempo di comunali qui a Milano, un approccio del genere non può che far piacere, comunità d’intenti, aiuto da Roma, collaborazione!
E poi?
E poi accade che il Pli milanese, dopo mesi di trattative, incontri con candidati e associazioni liberali, dopo aver ottenuto la partecipazione alla campagna di una componente liberale milanese, giovane ma agguerrita (Milano Liberale) dopo aver dialogato con il Tea Party, dopo aver vagliato mille opzioni, quando l’accordo con Edoardo Croci, con il totale benestare di De Luca, per una lista liberale su Milano appoggiata dal PLI era quasi cosa fatta, quando le riserve stavano per essere sciolte,ecco il lampo di genio del segretario dimissionario: accordo di punto in bianco con Sara Giudice ( la pasionaria anti-minetti) per appoggiarla come candidata sindaco.
Cioè? Cioè il PLI sosterà lei. Punto. Con buona pace del “nessuno, nessuno, può pretendere o può pensare di risolvere i problemi con quello che viene, con l’autorità dall’alto”
Bene,bravo,bis! Perché magari, sentendo il PLI di Milano, avrebbe scoperto che 4 persone, non una, quattro, sono andate all’aperitivo di presentazione di Sara Giudice, che l’hanno sentita parlare, hanno incontrato e sentito il suo capo ufficio stampa non riuscendo mai ad ottenere una definizione chiara di cosa sia la lista della Giudice e del suo ideale politico.
E allora a cosa serve parlare di liberali, di principi e di valori? A cosa serve parlare di azione sul territorio se si umilia lo sforzo di liberali di nuovo e vecchio corso che stanno cercando di proporre una politica nuova, di aggregare i tanti giovani non votanti e delusi dalla politica per mostrar loro qualcosa di nuovo e capace di cambiare tutto?E non stiamo parlando di quattro cariatidi che non stanno facendo nulla, stiamo parlando di un gruppo che sta cercando, attivamente,fra mille difficoltà, di produrre una lista liberale a Milano. E che era quasi arrivata alla meta…
A cosa serve essere segretari, per quanto dimissionari, di un partito che per storia, valori politici e possibilità innovatrice ha veramente la potenzialità di stravolgere tutto e fare quelle riforme di cui questo Paese ha tremendamente bisogno, se poi si martoriano quegli stessi valori nella sola applicazione della politica interna?
A che serve che si spendano mesi a Milano per convincere la gente che noi non facciamo “quella politica” se poi, appena stiamo per creare qualcosa, accade un episodio del genere che deprime noi e i nostri sforzi e non fa che confermare agli indecisi che “la politica è tutta la stessa merda”? E per cosa? Per cosa buttare al vento l’entusiasmo di una città? Per cosa far fuggire quanti si erano appena e timidamente avvicinati al PLI sperando in qualcosa di nuovo? Per avere più visibilità. Perché la Giudice fa notizia.
La verità è che De Luca lo dice chiaramente cosa intende con politica per il PLI: dobbiamo comparire sui media ( media alla latina, caro De Luca, alla latina per favore…). Una filosofia
da reality, molto attuale, non c’è che dire. Quindi via, dentro tutti, saltimbanco, burattinai, fenomeni da baraccone, tutto ciò che volete, bene o male purché se ne parli.
E dentro soprattutto la Giudice, che ha una notevole visibilità a Milano al momento. Poco importa che non si sappia che programma abbia, cosa voglia fare, dove si orienti e se ci siano pressioni alle sue spalle. Dentro la Giudice di cui in città si parla, in particolare sui giornali e sul web, come testimonia lo stralcio [1] di un webzine molto seguito in città .
Questa è la politica di De Luca a voler essere generosi, farsi vedere senza se e senza ma; a voler essere generosi, a non voler pensar male e tradurre questi colpi di mano come un puro e semplice bisogno di controllo onnipotente su ogni aspetto del partito, per cui o con me o contro di me diventa o deciso da me o contro di me.
E adesso mi venga pure a dire che sono un giovane irriverente che parla sopra le righe. Ma le legga queste righe e si renda conto che con questa mossa rischia di distruggere quanto di buono si è cercato di fare fin’ora a Milano.
------------------------------------ [1] …quando si vuole "valutare" un manager (o un politico) ci si deve sempre chiedere: "Lo voterei per fare l'Amministratore del mio condominio?" In tal senso, prima ancora di un programma, da svilupparsi in forma di business-plan, bisognerebbe poter leggere un curriculum vitae dettagliato di ogni candidato, che, in fondo, propone di farsi "assumere" dalla cittadinanza. Giusto per capire se, come "primo impiego", come parrebbe nel caso della Giudice, qualcuno si propone per il posto di Amministratore Delegato. Peccato che nel caso della politica non ci sia quella responsabilità (invece "dovuta") di "risultato" prevista per gli amministratori delle imprese private, che, spesso, sono anche meno pagati...(Milano Web) |






Commenti
Visto il giorno (1aprile) sembra quasi uno scherzo, invece è così!
Personalmente ho abbandonato le mie ultime speranze!
Addio PLI, a mai più!a mai più!
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