Sulle elezioni PDF Stampa E-mail
Scritto da Paolo Rosati   
Giovedì 02 Giugno 2011 00:00

Paolo RosatiI risultati delle passate elezioni amministrative, hanno evidenziato una chiara scelta di protesta dell'elettorato nei confronti del modo di gestire la cosa pubblica dei nostri governanti in genere, più che degli specifici amministratori locali.

 

Altrimenti non si capisce come sia stato possibile confermare una giunta di sinistra a Napoli, dopo il disastro totale delle precedenti.


Il successo delle liste, cosiddette civiche, tipo i "grillini", ne sono un esempio evidente: non riconoscendosi più in una classe politica tradizionale che ha tradito tutte le aspettative dei suoi elettori, pur di votare qualcuno ci si affida a liste di protesta, più che di proposta. Tutto ciò la sinistra lo ha voluto ignorare, prendendosi pieno merito per il favorevole risultato delle urne, parlando di grande vittoria della democrazia.

 

Già! La democrazia, termine di cui il PCI negli anni 70 si è appropriato e che tutt'ora gestisce a suo comodo!

 

Quando vincono in qualche modo loro, si tratta di svolta epocale e di trionfo della democrazia, se lo fanno gli altri no! Si dice che gli elettori sono confusi, che la forza mediatica della concorrenza li ha sviati, che presto si pentiranno amaramente del loro errore. Diffidare sempre di questi grandi democratici, figli e figliocci del comunismo internazionale, maestri della propaganda, parolai illusionisti di professione ma poi incapaci generalmente di proposte concrete per la soluzione degli enormi problemi delle società moderne.

 

Auguro ai cittadini di Milano e Napoli, loro sì, di non doversi pentire amaramente delle loro scelte, anche perché i costi dei fallimenti della sinistra al governo li paghiamo tutti, tutti i giorni.

 

Per quanto riguarda il governo Berlusconi, sconta anni di mancate promesse liberali e di politiche attuate socialiste, e questo eterno scontro tra ex socialisti craxiani con qualche democristiano associato e gli ex comunisti con qualche cattocomunista al seguito, continua solo a portarci recessione, tasse, debito e inefficienza.

 

Solo una drastica cura dimagrante dello stato, riducendo la spesa improduttiva ed impiegando le risorse in servizi efficienti ai cittadini, nella ricerca, l'istruzione e nell'aiuto alla piccola e media impresa privata, potrà portare ad una inversione seria di tendenza. Abbassare i costi dello stato per poter diminuire le tasse e rimettere in circolo risorse per favorire la ripresa economica. Solo questa è la ricetta possibile in questo momento e ignorarlo è criminale, non una svista di politici distratti poiché impegnati a parlare di loro stessi e attenti solo ai propri privilegi.

 

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