| Chi è per il NO ai referendum deve astenersi: votare non è una sciocchezza, è un errore |
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| Scritto da Ettore Malpezzi |
| Lunedì 06 Giugno 2011 15:59 |
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Il referendum del 12-13 giugno non si gioca sulla conta dei NO e dei SI, ma solamente sull’affluenza alle urne: se si supera il quorum di validità vince il SI, cioè le leggi sono abrogate, se non lo si supera le leggi rimangono, cioè vince il NO.
Pertanto , poiché una delle basi del pensiero liberale è quella che dice che ciascuno è responsabile delle conseguenze delle proprie azioni, andare a votare NO , non è tanto una cosa sciocca, è un vero errore in quanto quel voto sarà un contributo al raggiungimento del quorum e quindi alla vittoria del SI; in pratica avrà un valore opposto rispetto alla volontà espressa nel voto.
Ovviamente la propaganda favorevole al SI sostiene, pro domo sua, che bisogna andare a votare anche per il NO ma, se per ogni liberale decidere di votare è sempre una scelta individuale, nel caso di referendum abrogativo c’è una ragione di più.
Innanzitutto occorre chiarire che esistono due tipi di referendum:
- i referendum abrogativi,
- i referendum nei quali i cittadini sono chiamati a fare una scelta perché la legge prevede che questo sia il modo per stabilire la volontà del popolo,
Un esempio di referendum del secondo tipo è quello in cui si decise fra Monarchia e Repubblica il 2 giugno 1946 (da allora festa della Repubblica). Un altro esempio è il referendum per confermare oppure no le riforme costituzionali approvate dal Parlamento a maggioranza semplice: con questo tipo di referendum nel 2006 fu bocciata la riforma della costituzione fatta dal governo Berlusconi nel 2005.
Per questi referendum ovviamente non esiste alcun quorum da raggiungere, perché la potestà legislativa è affidata ai cittadini che quindi devono decidere, e la loro decisione è valida in ogni caso. E’ una situazione identica a quella delle elezioni, che sono necessariamente valide a prescindere dalla quota di partecipazione.
Tutt’altra cosa sono invece i referendum abrogativi.
In questo caso il referendum è proposto da un gruppo di privati cittadini (a cui aderiscono almeno 500.000 persone) che vogliono abrogare una legge approvata dal Parlamento, che è l’organo legislativo che secondo la costituzione esprime la volontà del popolo.
La costituzione offre questa possibilità, ma in questo caso il referendum non è lo strumento attraverso il quale i cittadini operano una scelta affidata a loro per legge (come la scelta Repubblica/Monarchia) , ma è lo strumento attraverso il quale i cittadini possono smentire una decisione del Parlamento, pertanto solo chi è favorevole a abrogare la legge ha motivo di andare a votare.
Non c’è nessuna ragione per la quale chi accetta la decisione del Parlamento debba confermare questa sua scelta tramite un voto esplicito, perché non votando esprime proprio la volontà di accettare le decisioni parlamentari secondo quella che è la normale prassi costituzionale. In questo caso quindi chi non va a votare non si limita a rimettere agli altri cittadini la scelta da fare, come accade nelle elezioni politiche, ma esprime chiaramente, e nel modo più efficace, una propria opinione.
Ettore Malpezzi Vimercate 3/6/2011 |





